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TEDx Reggio Emilia 2018: questioni di umanità


Sono le 14.20 circa e siamo nell’auditorium del Centro Loris Malaguzzi di Reggio Emilia. La sala è piena, le luci si abbassano e sui due maxi-schermi che sovrastano il palco viene proiettato un video realizzato al TEDx di Rio de la Plata.

È un video corale in tutti i sensi, con decine di persone che danno vita a un’opera lirica collettiva, all’interno di uno spazio che non si differenzia poi molto da quello dove siamo noi. In qualche modo, la sensazione è di essere tutti insieme.

Ecco, la connessione — una connessione umana — è stata probabilmente il filo conduttore che ha caratterizzato il quarto TEDx di Reggio Emilia, dove per qualche ora siamo stati “parte di una conversazione globale sul nostro futuro”.

L’umanità oltre l’umanità

Tralasciando le sensazioni personali, l’evento di quest’anno (dal titolo “Humanity Beyond Humanity”) ha posto l’attenzione, attraverso 12 interventi, sul concetto di umanità. In un momento in cui ogni ambito della nostra vita subisce una rivoluzione globale, come definiamo il concetto di umanità?

Intelligenza artificiale, robotica, social network, disabilità, inclusione: l’umanità va oggi considerata anche attraverso questi temi, affrontati dai diversi relatori secondo i loro punti di vista e le loro specifiche competenze.

In un modo o nell’altro ognuno dei relatori è riuscito ad accendere una lampadina nella testa degli ascoltatori, lasciando lì vicino il proprio messaggio. Cercheremo di riportarvi alcuni di questi messaggi “illuminati”, quelli che hanno colpito maggiormente noi di AND EMILI presenti all’evento. L’ordine non rispetta esattamente quello cronologico degli speech, ho voluto raggruppare i temi dal mio punto di vista.

Social ed essere…umani

I social network erano al centro dei primi interventi.

La fotografa Sara Melotti ha raccontato le proprie esperienze professionali, mostrando come si è passati negli ultimi anni dal subire gli standard di bellezza irreali imposti dalla moda al subire standard di vita irreali proposti dagli influencer su Instagram.

Ivano Eberini ha invece analizzato il potere dei social come mezzo di comunicazione per la ricerca scientifica e sottolineato certe dinamiche sociali a causa delle quali le scelte e i comportamenti individuali vengono influenzati pesantemente dalla nostra rete, da coloro che riteniamo parte del nostro gruppo.

Distinguere tra ciò che è reale e ciò che non lo è, imparare a leggere i contesti, acquisire spirito critico, essere #digitalconscious: questi i suggerimenti di Roberta Gilardi, esperta di marketing strategico che ha sottolineato come le tecnologie oggi evolvano più velocemente rispetto alla nostra capacità di adattamento e come certe dinamiche tipiche dei social network stiano plasmando gli aspetti della nostra vita offline. Tra gli esempi più significativi di quest’ultimo punto, il social credit system istituito in Cina.

La nostra capacità di attenzione pare sia inferiore a quella di un pesce rosso. È la provocazione alla base dell’intervento di Lisa Iotti, giornalista che ha posto l’accento sul modo in cui stiamo cambiando noi stessi e il nostro cervello in risposta alle tecnologie odierne. Ci siamo convinti di essere multitasking, in realtà switchiamo semplicemente da un device all’altro, da un’attività all’altra. Allo stesso tempo, come suggerito da Diego Ingrassia, esperto di psicologia comportamentale, abbiamo perso il gusto dell’attesa perché la società richiede esseri sempre più veloci.

Io, e i Robot

Alcuni relatori si sono focalizzati su intelligenza artificiale e robot.

La proiezione dello speech di Kate Darling dal TED di New York ha mostrato come, pur essendo molto lontani dal progettare esseri artificiali dotati di emozioni, siamo noi essere umani a instaurare connessioni emozionali con i robot. E in qualche modo questi ultimi diventano, paradossalmente, un riflesso della nostra stessa umanità.

E ad avvalorare la tesi, c’è l’informatico pediatrico Roberto Mancin, che ci ha fatto scoprire come i robot possano aiutare i bambini nei reparti pediatrici degli ospedali, proprio grazie alle connessioni emozionali che vengono instaurate con essi.

 

Inclusione, espressione, inspirazione e azione

Probabilmente la parte più significativa dell’evento è stata rappresentata da quelle testimonianze che potremmo definire come “fuori dal comune”.

C’è stato Mikkel Mathiesen, che ha scelto di vivere la propria sindrome di Down (per usare le sue parole) come uno stile di vita e non una malattia, grazie soprattutto alle connessioni con gli altri. Abbiamo scoperto i traguardi raggiunti da Marco Menegus che, nonostante la fibrosi cistica e un trapianto polmonare ha superato la quota dei 4000 metri, suggerendo anche qualche spunto di riflessione sul concetto di libertà ai giorni nostri.

L’umanità può essere qualcosa da conquistare. Ci è riuscito Giovanni Torreggiani, poeta dalle indubbie capacità che ha potuto esprimersi grazie alla comunicazione facilitata, tenendo per 18 minuti col fiato sospeso la platea attraverso un intervento scritto e in diretta.

Abbattere le barriere iniziando dalla propria città, come nell’esempio di Annalisa Rabitti. Aprirsi all’esterno e agli altri per plasmare se stessi, come suggerito dai principi dell’epigenetica presentata da Erica Poli.

Mettere il proprio talento al servizio degli altri, agire invece che stare seduti a guardare dall’esterno, aggiungere competenze ad altre competenze, azioni oggi fondamentali per il chirurgo Claudio Maestrini.

In conclusione

in-conclusione

Le cose su cui riflettere alla fine dell’evento sono tante ed è forte la sensazione di aver partecipato a un momento di grande valore, come professionisti della comunicazione e come individui ma, soprattutto, come esseri umani.